8Da brava social network addicted quando abbiamo deciso di trasferirci ho dato un'occhiata in giro sul web per quanto riguarda l' agomento "vivere a Berlino", tra qualche cosa utile e molte cose inutili, quellon che emerge prepotente è il desiderio di scoraggiare "nuovi arrivi" espresso nei modi più astiosi possibile.
Soprattutto facendo allarmismo sul fatto che "no, il lavoro non c'è "quando invece la nostra esperienza dice il contrario: mio marito cuoco dipolmato alberghiero da due anni in piena crisi lavorativa a Roma, qui ha trovato lavoro dopo un giorno. Non dopo un mese, ma dopo UN giorno. Quindi, dipende dai lavori ma ho la sensazione che se sei qualificato lavori e se ti dai da fare comunque qualcosa esce.
E poi avvertimenti che "no, non si trovano appartamenti "e quindi "esistono agenzie di italiani a Berlino, chiedi a loro" diventa l'unico consiglio che leggi in giro e spesso, soprattutto se sei appena arrivato, non hai ancora un lavoro o comunque ce l'hai da poco e magari con una busta paga non altissima, rivolgersi a connazionali rimane davvero l'unica soluzione.
Non per noi che abbiamo preferito prenotare una casa vacanze su Airbnb per due mesi, in attesa di trovare un affitto berlinese (600 euro calda, tutto incluso, 60 mq in pieno "centro" -lo virgoletto perchè centro a Berlino è un po' un non sense- a Prenzelauerg Berg) e non un affitto italiano (stessa zona, 40mq monolocale a 950 euro tutto incluso).
Perchè mi duole dirlo ma noi italiani siamo italiani ovunque e un po'ci piace arrotondare. E pure speculare sui connazionali appena arrivati che non conoscono la lingua, non conoscono la città e soprattutto non hanno un cognato che parla tedesco e che ha vissuto a Berlino e che ora è comunque in Germania.
E anche se poi sulle nostre pagine fb di emigrati famosi ci diciamo dispiaciuti per la situazione drammatica che l'Italia sta passando, al tempo stesso avvertiamo che "Berlino non è il paradiso" e intanto contiamo gli incassi che i nuovi polli nostri compaesani finiranno col lasciarci.
Forse è vero che anche Berlino sta cambiando e che se fossi venuta a vivere qui nel 2009, la prima volta che mi fu proposto, ora saremmo già sistemati, forse con un paio di pupi, un Altbau a Mitte, una bici col carrello e un cane che cammina sciolto accanto a noi tipo telecomandato.
Ma non sarebbe Blu, non ci saremmo sposati a Caracalla, non mi avrebbe accompagnata Betta con la Mini rossa e non avrei mai fatto quel milione di cose meravigliose che ho fatto negli ultimi anni.
Non ultimo conoscere ed amare degli amici bellissimi.
Non mi sarei vissuta il declino dell'Italia, la crisi che ti manda a casa marito e padre nello stesso periodo, le delusioni politiche, le litigate per l'arrivo di Grillo, non avrei visto nascere Eva.
E quindi mi va bene la sensazione di essere arrivata tardi, in una città che tutti sembrano conoscere meglio di me e addirittura rimpiangere. Mi vanno bene gli affitti un po' aumentati, un po' meno che la colpa sia -anche- di noi italiani.
mercoledì 10 luglio 2013
sabato 6 luglio 2013
Parole tinte
Torna a casa ed entra di corsa in bagno, un telo da poter sporcare senza problemi non ce l'ha, non è mica casa sua questa. Vorrà dire che dovrà fare più attenzione.
La tinta che ha scelto dovrebbe andar bene, in ogni caso se la farà andare bene.
Sembra l'inizio di un libro giallo o la scena di un film visto troppe volte magari di quelli con la Stasi di mezzo, per rimanere in tema, ma a differenza di quello che ci si aspetta dal seguito, non c'è nessuna identità da cambiare, nessuno da seminare, nessun pericolo.
Anche se in questi giorni la mia vita è comunque avventurosa.
Giro in vie del tutto nuove, mi perdo, cerco e trovo tutto quello che mi serve ma prima devo trovarne la traduzione in tedesco.E spesso il buon vecchio dizionarietto tascabile arriva prima dello smarphone o del tablet.
Cerco di usare l'inglese il meno possibile, mi sembra "spronante" (?) per iniziare ad usare il tedesco: so ordinare al bar, chiedere il conto (in due modi diversi per giunta), ringraziare, scusarmi, chiedere una busta alla cassa. Perchè io una lingua che ha questo numero esagerato di vocali per ogni concetto, sensazione, la voglio imparare. Una lingua in cui esiste un termine per dire di "gioire per le disgrazie altrui " Schadenfreunde o il concetto di essere in due Zweissamkeit, una lingua che mette la maiuscola a tutti i Nomi, quasi con rispetto, non posso non parlarla, scriverla, leggerla.
E anche se "la vita è troppo breve per imparare il tedesco "(cit.), pazienza, ce la faremo bastare.
La tinta che ha scelto dovrebbe andar bene, in ogni caso se la farà andare bene.
Sembra l'inizio di un libro giallo o la scena di un film visto troppe volte magari di quelli con la Stasi di mezzo, per rimanere in tema, ma a differenza di quello che ci si aspetta dal seguito, non c'è nessuna identità da cambiare, nessuno da seminare, nessun pericolo.
Anche se in questi giorni la mia vita è comunque avventurosa.
Giro in vie del tutto nuove, mi perdo, cerco e trovo tutto quello che mi serve ma prima devo trovarne la traduzione in tedesco.E spesso il buon vecchio dizionarietto tascabile arriva prima dello smarphone o del tablet.
Cerco di usare l'inglese il meno possibile, mi sembra "spronante" (?) per iniziare ad usare il tedesco: so ordinare al bar, chiedere il conto (in due modi diversi per giunta), ringraziare, scusarmi, chiedere una busta alla cassa. Perchè io una lingua che ha questo numero esagerato di vocali per ogni concetto, sensazione, la voglio imparare. Una lingua in cui esiste un termine per dire di "gioire per le disgrazie altrui " Schadenfreunde o il concetto di essere in due Zweissamkeit, una lingua che mette la maiuscola a tutti i Nomi, quasi con rispetto, non posso non parlarla, scriverla, leggerla.
E anche se "la vita è troppo breve per imparare il tedesco "(cit.), pazienza, ce la faremo bastare.
venerdì 5 luglio 2013
Haustiere erlaubt
Sapevo che la ricerca della casa non sarebbe stata facile ma pensavo anche che avremmo avuto piú tempo a disposizione per iniziarla.
Ed invece, da questa casa il 27 saremo fuori e passare da una casa vacanze ad un'altra me lo vorrei evitare davvero, per cui diamoci sotto e cerchiamo casa con contratto di affitto dove poter stare "almeno" un anno.
Qui la situazione è complicata: da quello che so e che ho capito TUTTI vivono in affitto a Berlino, quasi nessuno compra case (eccezion fatta per gli italiani) quindi la richiesta è tanta e la concorrenza spietata.
Se vi chiedete perchè allora non cerco da proprietari italiani la risposta è racchiusa nel fatto che anche i loro affitti sono molto "italiani" e che c'ho scritto Gioconda in fronte?!
Ci sono vari siti di agenzie o annunci di privati e funziona così: chiami e prendi un appuntamento per vedere la casa e dentro ci trovi l'affittuario che -da contratto con l'agenzia- deve accordarsi con l'eventuale nuovo inquilino e chiedergli se vuole che venga rimessa la carta da parati o data un'imbiancatura (tutti quelli che lasciano casa sono tenuti a farlo). Inoltre se non ha dato i tre mesi di preavviso deve pure occuparsi di trovare un nuovo inquilino.
Ma il fatto di essere piaciuto tantissimo al vecchio inquilino non significa niente perché comunque l'ultima parola l'avrá la famigerata "agenzia" con la quale dovrai riuscire a prendere un appuntamento, portargli tutti i documenti: contratto di lavoro, anmeldung (domicilio), schufa (certificato che NON sei un cattivo pagatore ma per i nuovi arrivati è una formalità) ecc. e poi ti faranno sapere.
Per non parlare dei famosi casting in cui a vedere la casa si va in tanti e poi quello che piace di più o comunque il più veloce a portare i documenti in agenzia si aggiudica la casa.
La nostra situazione si complica ulteriormente dal fatto di avere un solo lavoro e due cani, ma qualcosa di molto abbordabile è uscito, ora aspettiamo le famose chiamate dell'agenzia e domenica ci faremo pure un casting, che non si sa mai. Senza corsa finale però, che l'agenzia la domenica è chiusa.
I bambini durante il giorno escono dagli asili (kindergarten) e vanno con le educatrici a passeggio o ai giardini.
Gli autobus sono di una puntualità imbarazzante almeno per me nata e cresciuta con l'Atac.
L'autista ogni volta che ce ne è bisogno scende dal bus e va a tirare giù la pedana dalle porte centrali ed aiuta il passeggero con disabilità a salire e scendere.
Piove due minuti e i bambini continuano a scorrazzare tra l'erba, nessuno torna a casa o si ripara perchè sanno che presto smetterà e soprattutto sanno che tra qualche mese ci sarà un lungo inverno da affrontare.
Quindi meglio fare scorta di sole.
Ed invece, da questa casa il 27 saremo fuori e passare da una casa vacanze ad un'altra me lo vorrei evitare davvero, per cui diamoci sotto e cerchiamo casa con contratto di affitto dove poter stare "almeno" un anno.
Qui la situazione è complicata: da quello che so e che ho capito TUTTI vivono in affitto a Berlino, quasi nessuno compra case (eccezion fatta per gli italiani) quindi la richiesta è tanta e la concorrenza spietata.
Se vi chiedete perchè allora non cerco da proprietari italiani la risposta è racchiusa nel fatto che anche i loro affitti sono molto "italiani" e che c'ho scritto Gioconda in fronte?!
Ci sono vari siti di agenzie o annunci di privati e funziona così: chiami e prendi un appuntamento per vedere la casa e dentro ci trovi l'affittuario che -da contratto con l'agenzia- deve accordarsi con l'eventuale nuovo inquilino e chiedergli se vuole che venga rimessa la carta da parati o data un'imbiancatura (tutti quelli che lasciano casa sono tenuti a farlo). Inoltre se non ha dato i tre mesi di preavviso deve pure occuparsi di trovare un nuovo inquilino.
Ma il fatto di essere piaciuto tantissimo al vecchio inquilino non significa niente perché comunque l'ultima parola l'avrá la famigerata "agenzia" con la quale dovrai riuscire a prendere un appuntamento, portargli tutti i documenti: contratto di lavoro, anmeldung (domicilio), schufa (certificato che NON sei un cattivo pagatore ma per i nuovi arrivati è una formalità) ecc. e poi ti faranno sapere.
Per non parlare dei famosi casting in cui a vedere la casa si va in tanti e poi quello che piace di più o comunque il più veloce a portare i documenti in agenzia si aggiudica la casa.
La nostra situazione si complica ulteriormente dal fatto di avere un solo lavoro e due cani, ma qualcosa di molto abbordabile è uscito, ora aspettiamo le famose chiamate dell'agenzia e domenica ci faremo pure un casting, che non si sa mai. Senza corsa finale però, che l'agenzia la domenica è chiusa.
I bambini durante il giorno escono dagli asili (kindergarten) e vanno con le educatrici a passeggio o ai giardini.
Gli autobus sono di una puntualità imbarazzante almeno per me nata e cresciuta con l'Atac.
L'autista ogni volta che ce ne è bisogno scende dal bus e va a tirare giù la pedana dalle porte centrali ed aiuta il passeggero con disabilità a salire e scendere.
Piove due minuti e i bambini continuano a scorrazzare tra l'erba, nessuno torna a casa o si ripara perchè sanno che presto smetterà e soprattutto sanno che tra qualche mese ci sarà un lungo inverno da affrontare.
Quindi meglio fare scorta di sole.
martedì 2 luglio 2013
mobbing condominiale.
Pare che abbiamo trovato il primo italiano che è riuscito a metterci nei guai: affittandoci una casa su Airbnb con la dicitura "cani ammessi" mentre qui di ammessi sono a malapena i cristiani.
E così, mentre mi accingevo ad affrontare la prima giornata libera di pura esplorazione e, su una panchina fuori dalla metro aspettavo arrivassero le 10 per poter utilizzare il mio abbonamento, ecco la telefonata del padrone di casa: mi avverte di essere stato chiamato dall'hausemiester che si lamentava di decine di telefonate -dice lui- ricevute dai condomini con le quali si lamentavano dei cani che -dicono loro- abbaiano giorno e notte.
Addio sole, prato, passeggiata, nessun progetto, libri, piedi nudi sull'erba: torno di corsa a casa piena di ansia terrorizzata all'idea di trovare una "cagnara" causata dai miei cani, che ne so, in piena crisi di abbandono e disorientamento, nonostante il distacco graduale e -apparentemente- ben riuscito.
Arrivo e nel condominio il solito silenzio e dalle finestre di casa il nulla più assoluto. Aspetto mezz'ora, quaranta minuti e ancora tutto tace. Ne ero sicura, del resto.
Incazzata telefono al tipo e in tedesco blatero qualcosa sul fatto che sono lì e se possiamo vederci per parlare, lui -coincidenza- era davanti la porta di casa e pensa bene di suonare. Io lo chiamo e -grazie al cazzo- Blu sente la mia voce, il campanello e abbaia.
Gli spiego e gli mostro che lo fa solo perchè io sono lì e che se me ne vado smette dopo due minuti.
Pare capire ma nonostante questo, ci spiega, lui deve dare conto agli inquilini e
noi, mi fa capire, stando in casa vacanze non contiamo niente.
E mi dice, tra le altre cose, che i vicini suonano -coincidenza sempre quando non ci siamo noi- e arigrazie ar cazzo che abbaiano.
Vabbè, scrivo un bigliettino in cui spiego che se suonano i cani abbaiano quindi meglio non suonare, bitte.
Ancora qualche settimana e speriamo di trovare una casa in cui sia ammesso respirare senza disturbare nessuno.
Ma.
La cameriera della bakery in cui vado la mattina è sorridente e simpatica, ha capito che voglio imparare il tedesco, mi parla langsam e mi corregge.
Mi sono iscritta a scuola e l'8 agosto inizio. 5 giorni a settimana quasi 5 ore al giorno.
Il posto dove ha trovato lavoro Andrea è fighissimo e sembrerebbe pure serio.
Sento tutte le persone che ho lontano qui vicino, sento i pensieri, gli auguri, il tifo, le emozioni.
Non mi mollate, non vi mollo.
E così, mentre mi accingevo ad affrontare la prima giornata libera di pura esplorazione e, su una panchina fuori dalla metro aspettavo arrivassero le 10 per poter utilizzare il mio abbonamento, ecco la telefonata del padrone di casa: mi avverte di essere stato chiamato dall'hausemiester che si lamentava di decine di telefonate -dice lui- ricevute dai condomini con le quali si lamentavano dei cani che -dicono loro- abbaiano giorno e notte.
Addio sole, prato, passeggiata, nessun progetto, libri, piedi nudi sull'erba: torno di corsa a casa piena di ansia terrorizzata all'idea di trovare una "cagnara" causata dai miei cani, che ne so, in piena crisi di abbandono e disorientamento, nonostante il distacco graduale e -apparentemente- ben riuscito.
Arrivo e nel condominio il solito silenzio e dalle finestre di casa il nulla più assoluto. Aspetto mezz'ora, quaranta minuti e ancora tutto tace. Ne ero sicura, del resto.
Incazzata telefono al tipo e in tedesco blatero qualcosa sul fatto che sono lì e se possiamo vederci per parlare, lui -coincidenza- era davanti la porta di casa e pensa bene di suonare. Io lo chiamo e -grazie al cazzo- Blu sente la mia voce, il campanello e abbaia.
Gli spiego e gli mostro che lo fa solo perchè io sono lì e che se me ne vado smette dopo due minuti.
Pare capire ma nonostante questo, ci spiega, lui deve dare conto agli inquilini e
noi, mi fa capire, stando in casa vacanze non contiamo niente.
E mi dice, tra le altre cose, che i vicini suonano -coincidenza sempre quando non ci siamo noi- e arigrazie ar cazzo che abbaiano.
Vabbè, scrivo un bigliettino in cui spiego che se suonano i cani abbaiano quindi meglio non suonare, bitte.
Ancora qualche settimana e speriamo di trovare una casa in cui sia ammesso respirare senza disturbare nessuno.
Ma.
La cameriera della bakery in cui vado la mattina è sorridente e simpatica, ha capito che voglio imparare il tedesco, mi parla langsam e mi corregge.
Mi sono iscritta a scuola e l'8 agosto inizio. 5 giorni a settimana quasi 5 ore al giorno.
Il posto dove ha trovato lavoro Andrea è fighissimo e sembrerebbe pure serio.
Sento tutte le persone che ho lontano qui vicino, sento i pensieri, gli auguri, il tifo, le emozioni.
Non mi mollate, non vi mollo.
domenica 30 giugno 2013
Finalmente le lacrime.
(lacrime in tedesco si dice tränen)
Ho sempre sofferto di un'emotivitá strana. Empatica fino a stare male per un'espressione umiliata di uno sconosciuto per strada, malinconica sempre, nostalgica di cose mai avute. O mai accadute.
Il trasferimento ha complicato la mia emotività. Ho pregato, a volte imposto a sorella, amiche, amici e madre di non lasciare spazio alla tristezza, per la mia partenza. Richiesta egoistica, naturalmente, che vedere loro star male mi avrebbe messo di fronte a quel fondo di tristezza rinnegata. Quasi derisa, "che non serve e siamo a due ore d'aereo".
Poi il lavoro quasi fino all'ultimo, le cose da fare, l'emozione, il trasloco, la fatica, il viaggio, l'arrivo, lo stordimento. Questi tre giorni qui da turisti accampati tutti in questo monolocale.
E poi stamattina mio padre é tornato a Roma ed é bastata una sua lacrima intravista da dietro gli occhiali, la faccia contrita che é la stessa mia di quando non posso parlare che sarebbero solo smorfie e poi singhiozzi, l'andarsene in fretta e furia con un bacio fugace e quasi niente da dire ed ecco sciogliersi tutto. Ecco le lacrime.
La porta si chiude ed io rimango in cima alle scale con le mani davanti la faccia e non le trattengo più, che all'improvviso é diventato stupido farlo. Ora posso piangermi tutte le lacrime del mondo. Senza paura di far preoccupare nessuno, 'che non c'é da preoccuparsi.
Perché quelle lacrime sono solo amore, speranza, nostalgia, goia, tristezza, fiducia, paura. Sono tutto quello che siamo.
E nonostante il mio cuore abbia ora un piccolo pezzo in meno, sono contenta di aver intravisto quella lacrima mal celata dietro gli occhiali da sole, stamattina.
Ho sempre sofferto di un'emotivitá strana. Empatica fino a stare male per un'espressione umiliata di uno sconosciuto per strada, malinconica sempre, nostalgica di cose mai avute. O mai accadute.
Il trasferimento ha complicato la mia emotività. Ho pregato, a volte imposto a sorella, amiche, amici e madre di non lasciare spazio alla tristezza, per la mia partenza. Richiesta egoistica, naturalmente, che vedere loro star male mi avrebbe messo di fronte a quel fondo di tristezza rinnegata. Quasi derisa, "che non serve e siamo a due ore d'aereo".
Poi il lavoro quasi fino all'ultimo, le cose da fare, l'emozione, il trasloco, la fatica, il viaggio, l'arrivo, lo stordimento. Questi tre giorni qui da turisti accampati tutti in questo monolocale.
E poi stamattina mio padre é tornato a Roma ed é bastata una sua lacrima intravista da dietro gli occhiali, la faccia contrita che é la stessa mia di quando non posso parlare che sarebbero solo smorfie e poi singhiozzi, l'andarsene in fretta e furia con un bacio fugace e quasi niente da dire ed ecco sciogliersi tutto. Ecco le lacrime.
La porta si chiude ed io rimango in cima alle scale con le mani davanti la faccia e non le trattengo più, che all'improvviso é diventato stupido farlo. Ora posso piangermi tutte le lacrime del mondo. Senza paura di far preoccupare nessuno, 'che non c'é da preoccuparsi.
Perché quelle lacrime sono solo amore, speranza, nostalgia, goia, tristezza, fiducia, paura. Sono tutto quello che siamo.
E nonostante il mio cuore abbia ora un piccolo pezzo in meno, sono contenta di aver intravisto quella lacrima mal celata dietro gli occhiali da sole, stamattina.
sabato 29 giugno 2013
Non terró mai un diario di bordo.
Radio in tedesco si dice radio, proprio come in italiano.
E dopo kilometri e kilometri di macchina mi sono resa conto che proprio lei é stata l'artefice del primo shock culturale. Ore di canzoni che arrivavano da uno zapping frenetico col quale cercavo di non cedere al sonno e ad ogni incipit pensare di aver riconosciuto il pezzo, e invece no, é solo un pezzo tedesco che presenta qualche assonanza. E a sembrarti familiarei sono Adele, gli Editors, musica dance an7ni '90. E basta. Nient'altro. Né un odioso Cruciani, né un monocorde Linus. La radio.
Che poi a dirla tutta, mi sento come se fossi impazzita e avessi deciso di fare 4ore di lezione di step perché un trasloco dal quarto piano senza ascensore a questo é paragonabile. Fatto in due, con la prospettiva di avere davanti 1500 km da affrontare, di notte. Quindi dopo la sessione "morte nera" di step metti il culo in macchina e ci trascorri 20 ore, il tempo che l'acido lattico si solidifichi ben bene. Le solite organizzazioni e scelte oculate. E dopo 5, 6 soste e tanti caffé si arriva. E si aprono le danze... Col panico da plakette auto, da parcheggio e da "dove lasciamo la macchina che ci ha scarrozzati" e poi scarica, pensa ai cani che ormai sono esauriti, entra a casa. Carina, casa. Un monolocale nemmeno troppo piccolo che sono certa farà il suo dovere. Per ora è un campo di battaglia perché dormiremo tutti qui per tre notti. Ma noi ci adattiamo. Dobbiamo solo ricordarci che dalle 22.01non si fiata, 'che i vicini mandano direttamente la polizei e quelli arrivano pure e ti entrano in casa chiedendo il permesso ma grossi come armadi e con l'aria di chi si aspetta di trovare un covo di narcotrafficanti messicani che preparano dosi di coca. La faccia che hanno fatto trovando una famiglia di italiani e una canna d'erba non la dimenticheró facilmente. Nemmeno lo spavento provato. Poi, per chiudere, non so quanto sopravviveró in una cittá dove il bus o la metro non si aspettano mai per piú di 5 minuti. Secondo shock culturale.
E dopo kilometri e kilometri di macchina mi sono resa conto che proprio lei é stata l'artefice del primo shock culturale. Ore di canzoni che arrivavano da uno zapping frenetico col quale cercavo di non cedere al sonno e ad ogni incipit pensare di aver riconosciuto il pezzo, e invece no, é solo un pezzo tedesco che presenta qualche assonanza. E a sembrarti familiarei sono Adele, gli Editors, musica dance an7ni '90. E basta. Nient'altro. Né un odioso Cruciani, né un monocorde Linus. La radio.
Che poi a dirla tutta, mi sento come se fossi impazzita e avessi deciso di fare 4ore di lezione di step perché un trasloco dal quarto piano senza ascensore a questo é paragonabile. Fatto in due, con la prospettiva di avere davanti 1500 km da affrontare, di notte. Quindi dopo la sessione "morte nera" di step metti il culo in macchina e ci trascorri 20 ore, il tempo che l'acido lattico si solidifichi ben bene. Le solite organizzazioni e scelte oculate. E dopo 5, 6 soste e tanti caffé si arriva. E si aprono le danze... Col panico da plakette auto, da parcheggio e da "dove lasciamo la macchina che ci ha scarrozzati" e poi scarica, pensa ai cani che ormai sono esauriti, entra a casa. Carina, casa. Un monolocale nemmeno troppo piccolo che sono certa farà il suo dovere. Per ora è un campo di battaglia perché dormiremo tutti qui per tre notti. Ma noi ci adattiamo. Dobbiamo solo ricordarci che dalle 22.01non si fiata, 'che i vicini mandano direttamente la polizei e quelli arrivano pure e ti entrano in casa chiedendo il permesso ma grossi come armadi e con l'aria di chi si aspetta di trovare un covo di narcotrafficanti messicani che preparano dosi di coca. La faccia che hanno fatto trovando una famiglia di italiani e una canna d'erba non la dimenticheró facilmente. Nemmeno lo spavento provato. Poi, per chiudere, non so quanto sopravviveró in una cittá dove il bus o la metro non si aspettano mai per piú di 5 minuti. Secondo shock culturale.
lunedì 24 giugno 2013
Mentre esco dalla Cgil dove con una firma interrompo felice il mio rapporto di lavoro, mi arriva la notizia della condanna a Berlusconi Silvio, passa una bella canzone alla radio e il cielo mi sembra bellissimo.
(questo lo status sfogo scritto su un social network nel pomeriggio. Continua.)
Perché oggi proprio questo è successo: ho chiuso definitivamente con il mio ultimo lavoro, l'ultimo di una lunga serie.
L'ultimo, faticoso, impegnativo, difficile, logorante, meraviglioso e soprattutto "a progetto", lavoro:
laboratori teatrali nelle scuole materne: un anno passato tra 8 scuole su tutta Roma, una media di 3 classi a scuola, 24 classi , 25 bambini a classe, 3 maestre.
Fatevi un conto, anzi no, lasciate stare.
Che tanto non riuscireste comunque a visualizzare visini, occhi, abbracci, pianti, musi, morsi "maestra, lo sai che mamma m'ha morso", nodi alla gola, emozioni.
Anno reso ancor più speciale dalla decisione, presa a gennaio, di espatriare.
E così, a fine anno scolastico arriva la lettera di conciliazione, in cui dichiaro di non avere nulla da pretendere dalla bla bla bla s.p.a. e mentre da un lato so che la loro non è una procedura estremamente corretta, che comunque non ho mai lavorato davvero a progetto, che avevo orari da rispettare e giorni e recuperi, dall'altra so anche che conoscevo bene il contratto porcata (mai avuto altro in vita mia) e quindi NO, la vertenza non l'avrei comunque fatta. Inoltre, a mo' di contentino forse, ma non dovuto e nemmeno aspettato, hanno avuto l'accortezza di arrotondare lo stipendio di qualche centinaia di euro e allora
forse sbagliando ma non voglio, non riesco a partire e lasciare un contenzioso aperto, voglio lasciarmi alle spalle questa e tutte le cose brutte che mi hanno fatto decidere di andare via dall'Italia.
Quindi oggi con una firma formale, un abbraccio molto informale e qualche soldo in più in tasca (ovviamente pochissimo rispetto a ciò che avrei meritato) esco da un palazzo dietro Piazza Vittorio e guardo il cielo che è bello e nuvoloso.
Con una luce che sembra quasi un tramonto ma ancora non lo era davvero, uno di quei cieli che vorresti solo fotografare.
Salgo in macchina e dalla radio parte una canzone bella.
Mi collego su facebook dallo smartphone che, lo vogliamo negare? ormai è un automatismo e leggo "condannato".
Alzo gli occhi, il cielo è sempre lì bello come prima anzi forse leggermente di più ora che le nuvole lasciano filtrare quel raggio di sole che cambia tutto, la canzone fortunatamente era appena iniziata (e che c'è di meglio di beccare una canzone alla radio quasi dall'inizio?) me la ascolto tutta e respiro.
Mi infilo nei polmoni un pezzo di vita nuova.
Che prova ad essere addirittura giusta.
E pulita.
Iscriviti a:
Post (Atom)